Ellen Burstyn è stata premiata a Venezia. Ma ci sono altre leggende del grande schermo che non hanno nessun intenzione di mollare
C’è un momento, alla Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno, che vale più di mille tappeti rossi: il 7 settembre Ellen Burstyn, 93 anni, ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera e, in lacrime, ha detto una frase che è già storia: «Una cosa è vincere un Oscar, un Tony o un Emmy — e li ho vinti tutti. Ma questo è enorme». A due passi da lei, sullo stesso palmarès onorario, un ragazzino di 65 anni di nome George Clooney. La Mostra 2026 ha scelto di premiare l’esperienza, e fa bene: perché il cinema è pieno di gente che sull’età ha costruito il proprio capolavoro, non il proprio tramonto. Eccoli.
Ellen Burstyn, la signora che spaventa ancora. Volto indimenticabile de L’Esorcista (1973) e premio Oscar per Alice non abita più qui (1975), Burstyn fa parte del ristrettissimo club di chi ha vinto Oscar, Emmy e Tony — la “tripla corona” della recitazione. A 93 anni non solo ritira Leoni, ma continua a girare film. La definizione di longevità artistica.
Anthony Hopkins, il record che nessuno ha ancora battuto. Nel 2021, a 83 anni, ha vinto l’Oscar come miglior attore per The Father, diventando l’interprete più anziano di sempre a conquistare la statuetta per la recitazione. Non era nemmeno in sala quella notte: dormiva. Si è svegliato campione del mondo.
Christopher Plummer, il primatista prima di Hopkins. Prima di lui il record apparteneva a Plummer, Oscar a 82 anni per Beginners (2012). Ma la vera lezione è un’altra: a 88 anni fu chiamato a sostituire in corsa un altro attore in Tutti i soldi del mondo, rigirando le sue scene in pochi giorni e strappando pure una nomination. Alla faccia di chi dice che a una certa “non si è più lucidi”.
June Squibb, la nonna che mena. Nel 2024, a 94 anni, è diventata la protagonista assoluta di Thelma, action-comedy in cui interpreta un’anziana che dà la caccia ai truffatori. Dettaglio che vale il biglietto: ha eseguito da sola le proprie scene d’azione. Novantaquattro anni e gli stunt fatti in casa.
Clint Eastwood, il regista che non depone la macchina da presa. A 94 anni ha firmato la regia di Giurato numero 2 (2024). Nessuna reunion nostalgica, nessun cammeo: dietro la cinepresa, a comandare il set, come fa da mezzo secolo. Il tempo, per lui, è solo un altro attore da dirigere.
Cinque nomi, una sola morale: nello spettacolo l’anagrafe è un numero, il talento è un’altra cosa. E mentre Venezia applaude Burstyn e Clooney, viene da chiedersi se non sia proprio l’esperienza la merce più rara — e più preziosa — rimasta in circolazione.