Vogherese, 45 anni, nata come Miss Padania, è un’attrice completa che volentieri presta il suo volto alle agenzie. Gente l’ha intervistata.
Tutti la conoscono ma (quasi) nessuno sa chi sia. È la surreale storia di Gloria Anselmi, 45 anni, vogherese trapiantata a Milano e regina delle pubblicità nostrane. La vedi in onda ogni giorno, a qualsiasi ora, su tutte le reti generaliste con una valanga di spot. Si muove agilmente zampettando tra fermenti lattici, assorbenti, tende da sole, persino promo della PEC. Ha la visibilità di un personaggio di prima serata ma con un handicap: magari proprio in quel momento tu eri a fare pipì.
Gloria, quanti spot ha fatto sinora?
«A spanne circa 200».
Quella corona da sovrana è meritata, dunque.
«Preferisco definirmi solo attrice, ma una corona non si rifiuta mai, e vi ringrazio».
Iniziò con quella di Miss Italia.
«Miss Lombardia, per la precisione. Fu rubata in un furto a casa dei miei genitori. Andai anche alla finale, arrivando sino al gruppo delle ultime 20».
Si rifece a Miss Padania Millennial, nel 2000.
«Lì vinsi. Con un’intuizione: notai che i truccatori che avevano scelto lavoravano male, non mi piaceva lo stile. Dunque decisi di nascondermi in camerino con un’altra concorrente, e facemmo da sole, al naturale. Bene, io ho vinto e lei è arrivata seconda. Questo dice molto».
La premiò Umberto Bossi in persona.
«Fu molto gentile ed entusiasta. In quel periodo fecero l’upgrade come premio finale da una semplice corona di fiori alla simbolica tiara di Lucia Mondella, che dovetti poi cedere l’anno successivo».
Lei era leghista?
«Per me era solo un concorso di bellezza. Anzi, mia madre mi diceva: “Nasconditi nelle ultime file: essendo una cosa legata a un partito puoi inimicarti altre persone”».
Ha lavorato anche con Lorella Cuccarini, Gerry Scotti, Stefano De martino, Amadeus, Antonella Clerici… Quindi fa anche telepromozioni o televendite stile Giorgio Mastrota?
«Faccio anche quelle ma saltuariamente, non continuative come Mastrota, che è un nome molto affermato».
Milano è cara. Si campa facendo spot?
«Devi farne almeno uno al mese, e non è da tutti. In quel caso sì. Altrimenti bisogna aggiungere anche qualche lavoretto: eventi, teatro – che però oggi paga pochissimo – o video interni aziendali, tipo tutorial».
Buttiamola in soldoni.
«Per la giornata in cui si gira ti pagano fra 700 e 1.000 euro. Poi ci sono i diritti di messa in onda, che in genere vanno tra 1.500 e 5.000».
Non male.
«Qualcosa prendi ancora se viene ritrasmesso più avanti. C’è stato un periodo in cui ogni tanto mi vedevo arrivare 500/800 euro…».
Chi l’ha pagata meglio?
«Activia, forse perché la campagna aveva sei tranches. Ma il colpo lo fai davvero se è per il mercato internazionale… Allora lì diventa interessante».
Com’è cambiato il suo lavoro negli anni?
«I provini col regista sono finiti. Ti mandano il testo a casa e ti devi arrangiare con smartphone, treppiede e qualcosa che recuperi per fare un video che poi – una volta compresso sul web – invierai all’agenzia di pubblicità per capire se ti sceglieranno. Non basta recitare: devi essere anche un po’ smanettone. E riceveranno magari 200 video. Fai almeno una preselezione, no? C’è poco rispetto per il tempo e il lavoro altrui».
Immagino debba firmare anche un contratto nel quale si impegna a non pubblicizzare, chessò, due detersivi contemporanemente.
«In realtà no. Mentre mandi il video di cui parlavo ti chiedono furbescamente se stai già facendo qualcosa per un competitor. Se sì, ti scartano a priori. Se ci fosse più serietà ti pagherebbero come testimonial in esclusiva e il problema sarebbe risolto a priori. Una volta uno mi ha chiesto persino di vedere i piedi…».
In che senso, scusi?
«Massì, spesso negli spot inquadrano mani e piedi, per qualche motivo. Foto che noi abbiamo o facciamo ma magari sono un po’ datate. No, questo voleva un aggiornamento in tempo reale sullo stato delle mie mani e dei miei piedi».
Se una ragazza volesse seguire le orme?
«Un’accademia di recitazione la faccia comunque. E non vada mai da agenzie che chiedono soldi. Piuttosto se vede l’attrice di uno spot cerchi il nome in rete e trovi la sua agenzia, che si suppone sia seria. Poi mandi in giro i suoi book fotografici in modo mirato».
Scuola sperimentale di cinematografia, «Quelli di Grock» e CTA a Milano, laurea allo IULM in Scienza della comunicazione. Perdinci. Che cosa le manca per sfondare al cinema?
«Il cognome? (ride). Oddìo, adesso tutti i figli d’arte mi odieranno. La verità è che conosco svariati giovani attori molto più bravi di loro che non avranno mai un’opportunità, e fa rabbia».
Farebbe un reality?
«Solo se mi desse l’opportunità di emergere come attrice, come è successo ad Argentero. Ecco, farei volentieri Pechino Express».
Il prossimo spot?
«Non lo so ancora, però ho iniziato a scrivere sceneggiature per film o serie tv».
E la vita privata?
«Dal 2023 sono sposata con Simone, non abbiamo figli. Lui fa l’avvocato e ha una grande passione per sport, natura e barca a vela».
E la pubblicità.
«No, quella no. Ma ce l’ha per me».
(Dal settimanale GENTE – aprile 2026)
📷 Gloria Anselmi.