GENOVA, IL WELFARE CLIMATIZZATO DI SILVIA SALIS: MUSEI CON ARIA CONDIZIONATA PER GLI ANZIANI

Il Comune apre dieci musei climatizzati e dieci biblioteche: finalmente il popolo potrà scegliere se rinfrescarsi davanti a un quadro o tra gli scaffali

Contro il caldo, a Genova, arriva una nuova idea di welfare culturale: dieci musei climatizzati aperti gratuitamente agli over 65 e altrettante biblioteche civiche messe a disposizione di chi cerca un riparo dalle temperature infernali. Un’iniziativa certamente utile, soprattutto durante le giornate da bollino rosso, ma anche l’occasione per registrare un’evoluzione storica: dopo anni passati a cercare refrigerio nei supermercati, gli anziani meno abbienti potranno finalmente godersi l’aria condizionata circondati da opere d’arte e libri.

Il programma è stato illustrato dalla sindaca Silvia Salis, che ha invitato a far conoscere l’opportunità a “zii e nonni”, ricordando che i musei e le biblioteche sono “spazi vivi e aperti” da frequentare ogni giorno. Un messaggio nobile, naturalmente, anche se resta da capire se il cittadino accaldato entrerà per ammirare una collezione o per verificare se nella sala del Rinascimento si respira meglio rispetto al reparto latticini dell’Esselunga.

Dal supermercato al museo, sempre all’insegna del fresco

Per decenni il supermercato è stato il grande centro culturale estivo degli anziani italiani: ampi corridoi, aria condizionata, sedute improvvisate e la possibilità di trascorrere un’ora osservando i prezzi delle mozzarelle. Ora la sinistra culturale prova a compiere un salto di qualità: basta sostare davanti ai surgelati, si può passare direttamente davanti a un Caravaggio.

È il nuovo modello di inclusione: non più soltanto refrigerio, ma refrigerio con catalogo. Al posto del volantino delle offerte, una guida museale; al posto del banco del pesce, una mostra temporanea; al posto della cassiera che domanda “ha la tessera?”, un custode che potrebbe chiedere “ha già visto la sala del Seicento?”.

La gauche caviar scopre il condizionatore pubblico

L’operazione ha anche un innegabile risvolto ideologico. La cultura, si sa, deve essere accessibile a tutti, ma in questi giorni può diventare anche un servizio di pubblica utilità: una specie di pronto soccorso climatico con le teche al posto delle barelle.

Il tutto con la delicatezza tipica di una certa sinistra dal cuore popolare e dal refrigerio borghese: vogliamo bene al popolo, desideriamo che legga, contempli e si emancipi, ma possibilmente in un ambiente mantenuto a 22 gradi. Non è più il vecchio “pane e circenses”: oggi siamo già al più sofisticato “libri e aria condizionata”.

Attenzione: non tutti i musei sono uguali

La sindaca ha però precisato che non tutti i musei sono climatizzati e che quelli privi di impianto, durante le giornate di bollino rosso, restano chiusi per tutelare visitatori e lavoratori. Una scelta prudente, ma che introduce una nuova gerarchia culturale: da una parte i musei freschi e accoglienti, dall’altra quelli eroici, dove anche una visita alla pinacoteca rischia di trasformarsi in un’esperienza immersiva sul clima sahariano.

Sarà interessante vedere se, in futuro, le guide turistiche dovranno aggiornare le descrizioni: “A sinistra troviamo la sala delle ceramiche, sulla destra il quadro del Seicento e, in fondo, l’unico split funzionante dell’edificio”.

Dieci musei, dieci biblioteche e una missione

L’iniziativa genovese prevede anche l’apertura di dieci biblioteche civiche, dove sarà possibile trascorrere qualche ora al riparo. Qui il progetto appare perfino più lungimirante: chi entra può leggere, consultare un giornale, usare i servizi e, soprattutto, stare in un luogo pubblico senza l’obbligo morale di comprare qualcosa.

È forse questo il vero elemento rivoluzionario. Nei supermercati si può sostare, ma prima o poi bisogna uscire con almeno un pacco di biscotti. In biblioteca, invece, si può restare al fresco senza acquistare un romanzo, un detersivo o una confezione formato famiglia di tonno.

L’estate sicura e il cittadino fai da te

La sindaca ha ricordato anche il programma “Estate Sicura” e l’importanza di rivolgersi, oltre che al Comune, alle pubbliche assistenze e alla Protezione civile. Ma ha sottolineato soprattutto che “in prima linea” ci sono i cittadini, chiamati a modificare le proprie abitudini e a proteggere se stessi e le persone vicine.

Tradotto dal linguaggio istituzionale: bevete, non uscite nelle ore peggiori, controllate i nonni e, se proprio non sapete dove andare, scegliete un museo con l’aria condizionata. L’importante è non confondere l’accesso gratuito con la climatizzazione universale: prima di mettersi in viaggio sarebbe prudente informarsi, perché il rischio è arrivare davanti a un portone chiuso e scoprire che la grande opera d’arte della giornata è il proprio sudore.

Cultura o centro commerciale con le statue?

Naturalmente l’idea ha un valore concreto. Durante le ondate di calore, offrire luoghi pubblici freschi agli anziani può essere utile e contribuire a ridurre i rischi per la salute. E se, nel frattempo, qualcuno scopre un quadro, prende in mano un libro o torna a frequentare un museo, tanto meglio.

Ma la formula è irresistibile: per anni si è cercato di convincere gli italiani che i musei non sono mausolei polverosi, bensì luoghi vivi. Ora la prova definitiva è arrivata: sono luoghi vivi, culturali e — quando l’impianto funziona — piacevolmente climatizzati.

Il prossimo passo potrebbe essere l’abbonamento integrato: ingresso gratuito al museo, audioguida e ghiacciolo municipale. Perché l’arte scalda il cuore, ma in queste giornate è meglio che il resto del corpo rimanga al fresco.

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