L’attore, che sta per interpretare Gucci, si è raccontato in un’intervista al Corriere della sera
C’è un’immagine che Francesco Scianna porta con sé come un piccolo talismano storto, una di quelle scene che nella memoria diventano quasi una favola comica. È lui, giovane e pieno di entusiasmo, che si presenta davanti ad Al Pacino con una mozzarella fresca, un dono ingenuo e affettuoso, un ponte tra la Sicilia e Hollywood. «Portai una mozzarella al mio mito, ma la rifiutò», racconta oggi con un sorriso che non è né amarezza né imbarazzo: è la consapevolezza che certe storie, proprio perché non vanno come vorremmo, diventano le migliori da raccontare.
Scianna parla di quell’episodio come di un piccolo rito di passaggio. Un gesto che dice molto del suo carattere: l’istinto di portare qualcosa di vero, di concreto, di umano anche nei luoghi dove tutto sembra patinato e distante. E forse è proprio questa sua natura — un misto di ironia, profondità e un certo romanticismo mediterraneo — che lo ha reso uno degli attori più riconoscibili della sua generazione.
Oggi, mentre si prepara a un nuovo ruolo per Gabriele Muccino, Scianna si ritrova a interpretare Gucci, un personaggio che definisce «un universo di ambizione, stile e contraddizioni». Lo dice con quella calma di chi ha imparato a non farsi intimidire dai nomi altisonanti, ma a cercare la verità che si nasconde sotto la superficie. «Non inseguo la perfezione — confessa — ma la verità del personaggio». È un modo di lavorare che sembra quasi un atto di resistenza in un mondo che chiede sempre più immagine e sempre meno sostanza.
Nel racconto della sua carriera, Scianna si muove come in un film che conosce bene: gli incontri, i maestri, le occasioni colte e quelle mancate, i set che lo hanno cambiato. Ogni tappa è un tassello di un percorso che non ha mai smesso di essere artigianale, fatto di studio, di ascolto, di curiosità. E quella mozzarella rifiutata, oggi, appare come un simbolo perfetto: un gesto semplice, quasi buffo, che però racchiude tutto — l’umiltà, il coraggio, la vulnerabilità e la voglia di esserci davvero.
Perché Scianna, più che un attore che interpreta, è un attore che abita i personaggi. E forse è proprio questo che lo rende così riconoscibile: la capacità di portare un pezzo di sé in ogni storia, senza mai perdere il gusto — autentico, genuino — delle cose che contano.