IN LIBRERIA C’E’ «FAN(TASTICI)», VIAGGIO NELL’ITALIA ENTUSIASTA CHE CREDE NEGLI IDOLI POP

La giornalista Lorenza Sebastiani ha fatto una full immersion nel mondo delle principali fandom italiane di spettacolo, andando a scovare storie incredbili di un Paese (mica tanto) sommerso.

Che cosa hanno in comune Geolier e Vasco Rossi? Laura Pausini e Ultimo? Renato Zero e i Måneskin? Una cosa sola, potentissima: fan disposti a tutto per loro. È da questa intuizione che nasce «Fan(tastici). Il mondo segreto di chi vive sotto il palco», libro di Lorenza Sebastiani uscito per Arcana. Un viaggio nel cuore pulsante della musica, dove per una volta il protagonista non è l’artista, ma chi lo segue. In genere con un puntiglio non comune, usando un eufemismo.

Il volume raccoglie storie, testimonianze e incontri con gli esponenti di dodici fandom diversi: da Renato Zero a Jovanotti, da Caparezza ad Annalisa, da Achille Lauro ai Måneskin, fino a Vasco Rossi, Laura Pausini, Ultimo, Baby Gang, Geolier e Olly. Un mosaico che attraversa generazioni, generi musicali e modi opposti di vivere la passione, ma che rivela un tratto comune: la musica non è solo ascolto, è identità.

Quando essere fan diventa un’impresa

Tra le storie più incredibili c’è quella di Mimmo Restifo (nella foto d’apertura), devoto di Laura Pausini, che nel 2009 ha seguito 60 concerti della stessa artista in un solo tour, attraversando Italia, Europa, Stati Uniti, Canada, Brasile e Messico. Un primato entrato nel Guinness World Records che racconta meglio di qualsiasi teoria cosa significhi trasformare una canzone in un pezzo di vita.

C’è poi Jacopo Fiorucci, fan di Jovanotti, che ha costruito nella propria casa una vera e propria “Jovateca”: un archivio personale fatto di immagini, oggetti, biglietti, dischi e ricordi. Un museo privato che è insieme memoria, rito e dichiarazione d’amore.

Storie da un’Italia che va conosciuta
«Restifo è arrivato a spendere durante quel tour 60 mila euro per questa sua passione da Guinness» spiega Sebastiani, giornalista di Oggi e volto televisivo. «Quello dei fan è un mercato che muove in Italia un miliardo e duecento milioni di euro l’anno. Le storie che ho raccolto sono le più singolari: dal fan di Jovanotti che aveva un suo autografo su un braccio e che si è fatto fare un tatuaggio raffigurante quell’autografo, per renderlo indelebile, all’imitatore, clone perfetto di Renato Zero, che va anche in tv, passando per chi ha aperto nelle Marche un museo dedicato a Caparezza».
C’è poi la religione di Vasco, con il suo popolo che vive un transfert identitario con lui, di forza e sofferenza, e che di recente ha accolto il suo pubblico con un confortante “Ce la farete tutti». Qualcuno a Zocca ha fatto anche 50 pellegrinaggi. Secondo Sebastiani l’artista più capace di gestire il rapporto con i fan è Achille Lauro, che dosa disponibilità e irraggiungibilità (elemento sempre indispensabile in rapporti come questo) in un mix potentissimo. Anche il difficile capitolo Baby Gang è affrontato con un taglio particolare.Sebastiani non si limita a raccontare la parte luminosa del fandom. Il libro esplora anche le zone d’ombra: le fan war, l’aggressività sui social, il bisogno di appartenenza che può trasformarsi in contrapposizione, fino ai casi in cui l’artista reale non coincide più con l’idolo immaginato. È il punto più delicato del libro: la linea sottile tra amore e possesso, tra vicinanza e invasione. Con casi di cronaca anche eclatanti.

Un cambio di prospettiva

«Fan(tastici)» (Arcana, 151 pagine, 15 euro) ribalta la prospettiva tradizionale: lo spettacolo non è più ciò che accade sul palco, ma ciò che accade sotto. Le attese infinite, i viaggi improvvisati, le amicizie nate in fila, le comunità che si formano attorno a un nome. È un mondo spesso ignorato, ma che regge l’intera impalcatura dell’industria musicale.


IN LIBRERIA C'E' «FAN(TASTICI», VIAGGIO NELL'ITALIA ENTUSIASTA CHE CREDE NEGLI IDOLI POP

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