L’imprenditore annuncia la sua versione del poema omerico realizzata con Grok, dopo mesi di attacchi al cast del film in sala
La risposta di Elon Musk a Christopher Nolan non si è fatta attendere. Dopo mesi di polemiche rivolte al kolossal sull’«Odissea» attualmente nelle sale, l’imprenditore ha annunciato sui propri canali social l’intenzione di realizzare una versione alternativa del poema omerico, prodotta interamente tramite Grok, il sistema di intelligenza artificiale sviluppato dalla sua azienda e integrato nella piattaforma X.
IL PROGETTO CON GROK IN DETTAGLIO
Secondo quanto dichiarato da Musk, il progetto punterebbe a un’opera «storicamente accurata e fedele all’arte di Omero», in aperta contrapposizione alle scelte registiche di Nolan. Un breve video di circa tre minuti, generato da un utente della piattaforma con strumenti di intelligenza artificiale, ha già anticipato l’estetica immaginata da questa corrente critica: un cast composto esclusivamente da attori di carnagione chiara, in linea con le obiezioni sollevate da Musk nelle settimane precedenti.
LE CRITICHE AL CAST DI NOLAN
Le critiche dell’imprenditore si erano concentrate in particolare su due scelte del regista britannico: l’affidamento del ruolo di Elena di Troia all’attrice Lupita Nyong’o e la presenza di Elliot Page nel film. Su quest’ultimo punto, Musk aveva espresso disappunto ancora prima di conoscere il personaggio effettivamente assegnato all’attore: la voce iniziale lo voleva nei panni di Achille, mentre il ruolo è poi risultato essere quello di Sinone. A supportare la propria tesi sul casting di Nyong’o, l’imprenditore aveva richiamato il riferimento omerico a Elena «dalle bianche braccia», interpretandolo come una descrizione fisica precisa. Una lettura che la maggior parte degli studiosi di filologia classica respinge, considerando quella formula nient’altro che una delle tante espressioni poetiche codificate — i cosiddetti epiteti formulari — tipiche della tradizione epica greca, prive di qualsiasi valenza descrittiva letterale.
Nolan ha scelto la strada del disimpegno. «Fa parte del gioco», ha dichiarato il regista. «Queste conversazioni che avvengono prima che le persone vedano il film sono sempre irrilevanti, perché nessuno di coloro che le partecipano sa ancora di cosa parli realmente il film.» Una risposta misurata, che arriva mentre l’«Odissea» supera i 260 milioni di dollari di incasso globale a pochi giorni dal debutto nelle sale, trainata anche dalla spettacolarità delle riprese in formato Imax.
Grok incontra Omero, naufragio garantito
C’è qualcosa di profondamente omerico, in senso stretto, nel gesto di Musk: anche Ulisse, dopotutto, impiegò dieci anni per arrivare a destinazione, accumulando nemici divini e naufragando ripetutamente. La differenza è che Ulisse alla fine approdò da qualche parte. Il progetto di Grok-Odissea, invece, solleva una questione filologica che gli studiosi di Omero troverebbero deliziosa: se l’intelligenza artificiale è addestrata su testi scritti dagli esseri umani, e quegli esseri umani hanno per secoli interpretato Omero in modi radicalmente diversi — dai guerrieri biondi di Heinrich Schliemann alle letture post-coloniali contemporanee — quale sarebbe esattamente la versione «fedele» che Grok produrrebbe? Probabilmente una sintesi statistica di tutte le traduzioni esistenti, che restituirebbe un Achille con caratteristiche fisiche medie tra Pope, Monti e Lattimore, e un’Elena che cambia colore di capelli ogni trenta secondi a seconda del dataset interrogato. Va poi notato che la più celebre trasposizione cinematografica dell’epica omerica rimane il «Troy» del 2004, nel quale Brad Pitt interpretava Achille con un’accuratezza storica paragonabile a quella di un menù turistico ad Atene. Nessuno, all’epoca, aprì un social network per protestare. Forse perché i social network non esistevano ancora, o forse perché Brad Pitt, qualunque cosa facesse, sembrava storicamente plausibile a chiunque. Resta infine il paradosso più gustoso: Musk intende celebrare la fedeltà a un poeta che probabilmente non è mai esistito come singolo individuo, usando una tecnologia che genera contenuti fondendo milioni di voci umane in un’unica voce anonima. Omero, se ci fosse, probabilmente si sentirebbe a casa.
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