Il frontman delle Storie Tese racconta la diagnosi di Dante e denuncia il vuoto del sistema pubblico sull’autismo
Elio, frontman del celebre gruppo comico-musicale milanese Elio e le Storie Tese, ha condiviso la storia del figlio Dante, uno dei suoi due figli gemelli, a cui è stata diagnosticata una forma di autismo. Il musicista ha ripercorso le tappe di un percorso familiare segnato da difficoltà, solitudine istituzionale e una fatica quotidiana che ha riguardato tutta la famiglia.
I SEGNALI IGNORATI DAL PADRE
A notare per prima i segnali fu la moglie del cantante, che osservò nel comportamento del bambino alcune anomalie rispetto al gemello. Elio ha ammesso di aver inizialmente minimizzato le preoccupazioni della compagna, convinto che la situazione si sarebbe regolarizzata da sola. Le differenze nello sviluppo dei due gemelli, però, divennero presto inconfutabili. Tra i comportamenti che attirarono l’attenzione dei genitori, una fissazione ossessiva di Dante per le trottole e la tendenza a girare su sé stesso senza sosta, insieme a una scarsa interazione con le persone rispetto agli oggetti.
Uno degli aspetti più duri del racconto riguarda l’assenza di un sistema di supporto pubblico strutturato. Elio ha descritto la sensazione immediata di trovarsi senza punti di riferimento: nessun numero da chiamare, nessun servizio chiaramente identificabile a cui rivolgersi per ottenere una diagnosi precisa e un orientamento terapeutico. «Ti rendi subito conto che l’autismo di un figlio si coniuga con la assoluta solitudine dei genitori. E questo vale per ogni tipo di disabilità», ha dichiarato.
IL VUOTO DEL SISTEMA PUBBLICO
Il percorso di Dante è stato lungo e impegnativo. Il ragazzo ha dovuto imparare dall’inizio gesti e azioni che per la maggior parte delle persone sono automatici: indossare un indumenti, utilizzare il bagno, costruire frasi. Oggi, secondo il padre, Dante ha raggiunto una propria consapevolezza di sé, frutto di un lavoro «impressionante» e di una «fatica struggente». Elio, però, non manca di sottolineare il privilegio economico che ha reso possibile tale percorso, affidato a professionisti privati. «Chi non ha i soldi?», si chiede apertamente, denunciando come le diseguaglianze sociali si acuiscano proprio nei momenti in cui l’intervento pubblico dovrebbe fare da contrappeso.
Elio ha citato dati che fotografano la portata del fenomeno in Italia: circa 600.000 casi registrati di autismo, con una stima destinata a crescere se si considerano quelli non diagnosticati o tenuti nascosti per via dello stigma sociale. Un bambino ogni 75 nuovi nati risulta autistico, ma le cause restano sconosciute in assenza di investimenti adeguati nella ricerca. Le strutture di supporto esistenti sono quasi esclusivamente private, e il vuoto del settore pubblico lascia famiglie e ragazzi in una condizione di isolamento che il cantante definisce quella di «un esercito di persone mute». Per questo motivo ha scelto di parlare apertamente, convinto che il silenzio e la vergogna siano nemici tanto quanto la mancanza di fondi.
lo stato assente sulle famiglie
Elio, all’anagrafe Stefano Belisari, classe 1961, è una figura centrale della scena musicale italiana: con Elio e le Storie Tese ha venduto oltre 500.000 copie di album tra il 1989 e il 2013, ha vinto due volte il Festival di Sanremo nella categoria big (1996 e 1997, classificandosi secondo entrambe le volte in modo controverso) e ha costruito un immaginario satirico unico nel panorama pop italiano. La sua uscita pubblica sull’autismo del figlio arriva in un contesto in cui l’Italia sconta un ritardo strutturale: il Piano Nazionale per l’Autismo, varato nel 2016, ha stanziato fondi largamente insufficienti rispetto alla media europea, e le liste d’attesa per una diagnosi nei centri pubblici superano spesso i 18 mesi. Il dato citato da Elio — un bambino ogni 75 nati — è in linea con le stime del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie aggiornate al 2022. La denuncia del cantante aggiunge voce autorevole a una battaglia portata avanti da associazioni come Angsa e Autism Europe, che da anni chiedono l’inserimento dell’autismo nei livelli essenziali di assistenza con copertura pubblica obbligatoria.
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