CHE FINE HA FATTO MORGAN, L’ARTISTA DELLA POLEMICA STERILE?

C’è stato un periodo in cui Morgan sembrava impossibile da evitare. Bastava aprire un social, accendere la TV o leggere un’intervista qualunque per trovarselo davanti mentre litigava con qualcuno, denunciava l’incomprensione del mondo verso il suo presunto genio o lanciava l’ennesima provocazione calibrata al millimetro per garantirsi almeno qualche titolo online.

Morgan era diventato una specie di centrale nucleare della polemicuccia italiana. Non serviva nemmeno un motivo serio. Bastava una frase stortignaccola, una litigata da backstage o un attacco confuso contro il sistema musicale per produrre il classico petardino mediatico: “Morgan contro tutti”. E avanti così, in una spirale continua dove spesso il personaggio finiva per divorarsi completamente l’artista.

LA CENTRALE NUCLEARE DELLA POLEMICUCCIA

Poi però qualcosa si è spento. O forse il pubblico si è semplicemente stancato.

Negli ultimi tempi Morgan è quasi sparito dai radar. E la cosa curiosa è che anche quando succede qualcosa attorno a lui, l’effetto mediatico ormai è molto più debole di una volta. Persino il mancato ritorno a Festival di Sanremo, dove avrebbe dovuto orbitare attorno alla serata cover salvo poi scomparire dal palco praticamente all’ultimo momento, è evaporato nel giro di poche ore senza lasciare veri strascichi. Anni fa ci avrebbero campato talk show e giornaletti per due settimane.

Stessa cosa per la reunion dei Bluvertigo. Una notizia che teoricamente avrebbe dovuto accendere nostalgia, interviste celebrative e revival anni Novanta a raffica. Invece se n’è parlato pochissimo. Quasi sottovoce. Ed è forse questo il segnale più brutale di tutti: Morgan oggi fatica persino a trasformare sé stesso in notizia.

LA VOCE MANCA, ED È UN PROBLEMA

Che poi resta anche il nodo artistico della questione. Morgan continua a essere raccontato come un talento enorme perseguitato dall’ottusità del mondo moderno, ma quando si torna brutalmente al dato concreto – cioè cantare – emergono limiti che negli anni sono stati spesso nascosti dal rumore mediatico. La sua voce è più teatrale che realmente potente, più istrionica che precisa. Molto personaggio, molto stile, molta cultura musicale. Ma non necessariamente un grande cantante nel senso più puro del termine.

Ed è qui che il castello inizia a traballare. Perché finché Morgan resta Morgan, il personaggio funziona ancora: imprevedibile, colto, eccentrico, potenzialmente ingestibile. Ma appena si spengono le polemiche e resta solo la musica, l’effetto tende a ridimensionarsi parecchio.

La verità è che nella lunga battaglia tra Morgan e il resto del mondo, quello che più spesso ha sabotato Morgan… è stato Morgan stesso.

Franco Bagnasco

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