PARIGI • CELINE DION TORNA SUL PALCO FRA LE LACRIME DOPO SEI ANNI

Quasi 45.000 spettatori alla Plenitude Arena per la prima di una residency di 30 date: la diva canadese ha commosso tutti con «On ne change pas»

Parigi, Plenitude Arena. Sono quasi le 21 quando Céline Dion entra finalmente in scena, con trenta minuti di ritardo rispetto all’orario annunciato. Quarantacinquemila persone trattengono il fiato. Nei minuti precedenti il pubblico aveva intonato spontaneamente il suo nome a ogni stacco musicale della playlist di riscaldamento, mentre le due gigantesche strutture scenografiche sul palco — simili a monoliti che aprono un varco verso un altro mondo — restavano chiuse come porte di un universo alternativo.

LA MALATTIA CHE L'AVEVA FERMATA

La serata rappresenta un ritorno che, fino a pochi anni fa, sembrava fuori dalla portata della realtà. Nel 2022 la cantante canadese aveva rivelato di essere affetta dalla sindrome della persona rigida, una rara condizione neurologica che compromette il controllo muscolare e che l’aveva costretta a interrompere ogni attività dal vivo. Il documentario che ne aveva raccontato la lotta aveva toccato milioni di spettatori in tutto il mondo, trasformando quella che era già una leggenda della musica pop in un simbolo di resistenza personale.

Dion sale sul palco in un abito nero a fascia, con uno chignon stretto e un ciondolo di diamanti firmato Boucheron del valore dichiarato di cinque milioni di dollari. Attacca «On ne change pas», classico della canzone francese, e la voce all’inizio appare esitante. La telecamera la inquadra in primo piano: sta piangendo. «Mi ero promessa di non farlo, ma non mantengo le promesse», dice al pubblico in francese. «Finalmente siamo tutti qui insieme. Eccomi, canto per voi, canto per me, canto per la vita.» La frase scatena un’ovazione che dura minuti.

UN ABITO DA CINQUE MILIONI

Nel 2024, in una celebre intervista televisiva americana, la cantante aveva anticipato questo momento con parole diventate virali: «Tornerò sul palco anche se devo strisciare, anche se devo parlare con le mani. Non solo perché devo o perché ne ho bisogno, ma perché lo voglio. E mi manca».

Lo show si articola in tre atti con una scenografia firmata da Willo Perron che richiama visivamente le mura medievali del XII secolo del castello di Filippo II, la fortezza che ancora sostiene il Palazzo del Louvre. Il progetto è esplicitamente concepito come metafora del «cerchio che si chiude» per una carriera iniziata proprio in Francia, dove Dion è considerata un patrimonio culturale condiviso.

LA VOCE RITORNA SUL PALCO

Nel secondo atto la cantante rientra in un completo nero con dettagli dorati e pantaloni a zampa, passando da «I Feel Love» di Donna Summer a «I’m Alive» — brano del 2002 vicino al miliardo di visualizzazioni su YouTube. Spazio anche agli Eurythmics con «Sweet Dreams», durante la quale il vero momento di gloria spetta alla violinista, quasi adolescente, che con il suo assolo strappa applausi spontanei e improvvisi al pubblico. «Because You Loved Me» e «My Heart Will Go On» vengono eseguite con un’intensità che le trasforma in dichiarazioni d’amore rivolte non a un partner immaginario, ma direttamente alla platea.

Il terzo atto è il più teatrale. Proiezioni che richiamano l’estetica desertica di «Dune» accompagnano le pause, con Dion in mezzo a una schiera di figure incappucciate che avanzano controvento. Sul palco quegli stessi figuranti si rivelano essere un coro gospel, pronto ad affiancarla in «The Prayer» — brano originalmente inciso con Andrea Bocelli. La serata si chiude con un iceberg che emerge dalla scenografia, neve artificiale che scende sulla platea e Dion che intona «La Wally», aria lirica di Alfredo Catalani. È il momento più potente della notte: una dimostrazione tecnica che va ben oltre il repertorio pop e che ricorda perché, nel panorama della musica internazionale, la sua voce non ha rivali diretti.

Ritorno medico oltre che artistico

Céline Dion ha venduto oltre 200 milioni di dischi nel corso della carriera, collocandosi stabilmente tra gli artisti più venduti nella storia della musica registrata, e la sua ultima residency a Las Vegas — conclusa nel marzo 2020, interrotta dal covid e poi dalla malattia — aveva generato incassi stimati superiori ai 700 milioni di dollari in oltre sedici anni di date alla Caesars Palace. La sindrome della persona rigida, diagnosticata ufficialmente nel dicembre 2022, colpisce circa una persona su un milione e non ha una cura definitiva: nella sua forma grave compromette la mobilità e causa spasmi muscolari che rendono qualsiasi attività fisica prolungata un rischio reale, il che rende ogni minuto sul palco un risultato medico oltre che artistico. Il fatto che la residency parigina conti quasi trenta date — e non una manciata di concerti spot come avvenuto per altri grandi ritorni post-malattia, si pensi a quello di Phil Collins nel 2017 — segnala che il suo team medico ha valutato le condizioni sufficientemente stabili da sostenere un calendario serrato. Nel contesto del mercato delle residency europee, la Plenitude Arena con 45.000 posti a serata posiziona questo ciclo di concerti tra i più ambiziosi mai organizzati a Parigi per un singolo artista.

— Showblitz

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