CINEMA • ELOGIO DEL MALE CHE NON SI SPIEGA (CON I CATTIVI CHE DIVENTANO INCOMPRESI)

Da Maleficent a Joker, da Crudelia alla Strega dell’Ovest, oggi ogni cattivo ha il suo trauma e la sua scusa pronta. Perfino Pennywise ha avuto il suo prequel. Ma siamo sicuri che un mostro che capiamo fino in fondo faccia ancora paura? Alla vigilia di Halloween, elogio del male che non si spiega.

Arriva Halloween e ci travestiamo da mostri che nel frattempo abbiamo mandato tutti dallo psicologo. Perché il cattivo, quello vero, quello che faceva venire gli incubi, è una specie in via d’estinzione: al suo posto abbiamo un lungo corteo di vittime con una buona scusa.

QUANDO LA STREGA DIVENTA VITTIMA

Guardate la filmografia degli ultimi anni e vi sembrerà il tabellone di un reparto di psicoterapia. “Maleficent” (2014) ci ha raccontato che la strega di “La bella addormentata” era buona, le avevano solo spezzato il cuore e tagliato le ali. “Joker” (2019) ha dato al nemico di Batman un’infanzia di botte e malattia mentale e si è portato a casa il Leone d’Oro a Venezia e oltre un miliardo al botteghino, primo film vietato ai minori a riuscirci. “Crudelia” (2021) ha trasformato la donna che voleva fare una pelliccia con dei cuccioli di dalmata in una stilista ribelle e incompresa: tanto incompresa che un critico notò come nel film mancassero del tutto le sue cattiverie, al punto da sembrare “un film su un personaggio diverso”. E “Wicked”, al cinema dal 2024 con l’apertura più ricca di sempre per un musical di Broadway e proseguito con “Wicked – Parte 2” nel novembre 2025, ci ha spiegato che la Strega Cattiva dell’Ovest in realtà si chiamava Elphaba, era verde, sensibile e vittima di bullismo.

Il meccanismo è sempre lo stesso: prendi il mostro, rovistagli nel passato finché non trovi un trauma, e il gioco è fatto, da incubo a incompreso. È diventato talmente automatico che ormai tocca a chiunque. In “Wednesday”, uno dei più grandi successi di sempre di Netflix, la bambina più inquietante della famiglia Addams è l’eroina gotica che fa il tifo per noi. La serie “It – Welcome to Derry” ha dato persino a Pennywise, il pagliaccio che “voleva soltanto mangiare i bambini”, le sue brave origini. E questo autunno arriva al cinema “Clayface”, il mostro d’argilla dei fumetti DC riscritto come villain tragico a colpi di body horror e dolore. Manca solo che diano un passato difficile allo squalo de “Lo squalo”.

IL TRAUMA CHE GIUSTIFICA TUTTO

Attenzione, non è un peccato nuovo e non è di per sé un delitto. Capire perché un essere umano diventa un mostro è uno dei mestieri più antichi e nobili della letteratura: il Satana di Milton è magnifico, la creatura di Frankenstein ci fa pena, il Riccardo III di Shakespeare ci seduce mentre ci disgusta, e il musical “Wicked” commuove i teatri da oltre vent’anni. Spiegare il male può essere grande arte. Il problema è un altro: da eccezione illuminante è diventato impostazione di fabbrica. E lo è per ragioni che con l’arte c’entrano poco. Dare a un vecchio cattivo un prequel lacrimevole è il modo più comodo per riciclare un marchio che già conosciamo abbassando il rischio, come hanno fatto notare più volte gli addetti ai lavori: non è coraggio, è magazzino.

E a forza di spiegare tutto, abbiamo buttato via una cosa preziosa: il brivido di ciò che non ha giustificazione. C’è una differenza tra capire il male e assolverlo, e noi l’abbiamo persa per strada. Un mostro con la cartella clinica non è più un mostro, è un paziente; e un paziente non fa paura, al massimo fa tenerezza. Il bello del cattivo di una volta era proprio che non ti doveva niente, nemmeno una spiegazione: era lì, voleva il male e basta, e quella gratuità era il vero orrore, perché ci ricordava che non tutto nella vita ha una scusa pronta.

JOKER, MALEFICENT E CRUDELIA

Non a caso le creature che ancora ci gelano il sangue sono quelle che si rifiutano di salire sul lettino. Michael Myers che cammina e non corre e non parla. Lo squalo che non vediamo mai del tutto. L’alieno di cui non sapremo mai l’infanzia. Il terrore puro è quello che non chiede comprensione. Il resto è una recita in cui, prima dei titoli di coda, ci tocca pure dispiacerci per l’orco.

Quest’anno, mentre mettiamo la maschera, forse vale la pena ricordarci che certi mostri erano più belli quando non li capivamo. La paura è l’unico genere che non sopravvive alla terapia.

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