L’agente Perrone rivela i retroscena: il dissidio per l’uso di uno show e la scelta di Gerry Scotti
Angelo Perrone, agente storico di Raffaella Carrà, ha rivelato dettagli inediti sui rapporti umani della conduttrice con i colleghi del piccolo schermo, dipingendo un quadro dove la stima professionale conviveva con incomprensioni talvolta destinate a lasciare tracce profonde.
Secondo Perrone, Carrà mantenne sempre una distanza «formale» nel rapporto con buona parte del cast televisivo, eccezione fatta per pochi eletti. Tra questi ultimi figurava Loretta Goggi, con la quale condivideva le origini varietali degli anni Settanta, e Silvia Toffanin, di cui apprezzava le interviste «garbate» pur non avendo mai trovato lo spazio per partecipare a Verissimo.
IL DISSIDIO CON ANTONELLA CLERICI E LA QUESTIONE DEI FORMAT
Molto diversa la storia con Antonella Clerici. Stando al racconto dell’agente, Carrà sviluppò un’irritazione significativa quando la collega condusse Il treno dei desideri nel 2006, trasmissione che replicava sostanzialmente la struttura narrativa di Sogni, il programma che Carrà stesso aveva ideato e condotto nel 2004 sempre su Rai1. Il problema, a giudizio della conduttrice, risiedeva nel fatto che Clerici avrebbe utilizzato la medesima équipe di lavoro senza consultarla preventivamente, rappresentando secondo Carrà un’appropriazione non autorizzata del format.
Questo risentimento si tradusse in un gesto di freddo calcolo televisivo: quando venne invitata a partecipare come ospite a Ti lascio una canzone, preferì accettare un’apparizione su Io canto, il varietà condotto da Gerry Scotti su Canale5, optando dunque per il competitor diretto. Una scelta che non era casuale, bensì una manifestazione tangibile del disagio relazionale.
IL RITORNO IN ITALIA E GLI ULTIMI ANNI
Perrone ha inoltre ricordato come l’intervista di Mara Venier, registrata in Spagna, avesse riacceso in Carrà il desiderio di tornare alla conduzione televisiva italiana, culminando nel lancio di Carramba che sorpresa. L’agente ha sottolineato come, pur mantenendo quella distanza formale che caratterizzava i suoi rapporti professionali, Carrà conservasse comunque sentimenti di autentica stima per chi sapeva interpretare il mestiere con dedizione e autenticità.
Il format e il gelo televisivo
Carrà rimane un caso studio di quella generazione di conduttrici che dominavano il prime time Rai degli anni Ottanta e Novanta con ascolti superiori al 40%, epoca in cui il formato televisivo era ancora merce rara e facilmente replicabile. Il dissidio con Clerici riflette una tensione strutturale del sistema televisivo italiano: la proprietà intellettuale dei format era allora nebulosa legalmente, e Sogni (2004) anticipava di due anni Il treno dei desideri (2006), rendendo plausibile il risentimento di Carrà. La preferenza per Scotti, allora considerato il competitor più agguerrito in fascia access prime time, rappresentava un’arma di mercato ben calibrata, non una semplice scelta casuale.
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