Grandine e temporale travolgono l’ippodromo La Maura: il secondo concerto annullato, diversi feriti tra il pubblico
Il secondo appuntamento milanese di Bad Bunny, previsto sabato 18 luglio all’ippodromo Snai La Maura, non si è mai tenuto. Un violento temporale con grandine ha colpito la città intorno alle 21:00, costringendo gli organizzatori a sospendere l’evento pochi minuti dopo l’inizio. Circa 80mila spettatori presenti sono stati evacuati dalla struttura con l’intervento dei Vigili del Fuoco di Milano, mentre il personale del 118 ha soccorso diversi feriti colpiti dai chicchi di grandine alla testa e al corpo. Bloccata con disagi anche la fermata Uruguay della metropolitana.
Sui social network hanno iniziato a circolare numerosi video girati dai presenti, che documentano la folla in fuga sotto la pioggia battente e la grandine che si abbatteva sull’impianto. L’area è rimasta presidiata dagli organizzatori e dalle forze dell’ordine nelle ore successive all’evacuazione.
GRANDINE E FERITI ALL'IPPODROMO
L’uscita in massa di decine di migliaia di persone, unita agli allagamenti provocati dal nubifragio, ha paralizzato il traffico nelle strade circostanti, generando momenti di caos e confusione. Nelle ore successive all’annullamento non era ancora chiaro se i biglietti sarebbero stati rimborsati o se sarebbe stata fissata una data alternativa.
RIMBORSI E DATA ALTERNATIVA IN BILICO
La serata del 18 luglio si inserisce in un contesto già segnato dalle tensioni: la prima data del tour milanese dell’artista portoricano aveva suscitato aspre critiche da parte degli spettatori. Sui social erano apparse testimonianze di lunghe file per accedere ai servizi igienici e lamentele per posti acquistati a prezzi elevati dai quali era di fatto impossibile vedere il palco.
Maxi-concerti e sicurezza: un disastro annunciato
Quello di Bad Bunny a Milano non è un caso isolato. I grandi concerti all’aperto, soprattutto in estate, si trovano sempre più spesso a fare i conti con condizioni meteorologiche estreme o con problemi di gestione della sicurezza che finiscono per travolgere l’esperienza del pubblico.
In Italia il precedente più discusso resta il concerto dei Maneskin a Campovolo nel giugno 2023, dove migliaia di spettatori restarono bloccati nel fango dopo un nubifragio, con la viabilità paralizzata e i soccorsi in difficoltà. Nel 2019 fu il concerto di Vasco Rossi a Bari a registrare momenti critici per il caldo estremo, con diversi malori tra il pubblico.
All’estero i casi sono ancora più gravi. Nel novembre 2021 l’Astroworld Festival di Travis Scott a Houston, in Texas, si concluse in tragedia: dieci persone morirono schiacciate dalla folla durante l’esibizione, in un episodio che aprì un dibattito mondiale sulla gestione della sicurezza negli eventi di massa. Nel 2023, durante il festival di Burning Man in Nevada, piogge eccezionali trasformarono il deserto in un pantano, intrappolando oltre 70mila partecipanti per giorni. In Europa, il Glastonbury 2023 si svolse in condizioni di fango estremo, tanto da diventare il simbolo della stagione festival più difficile degli ultimi anni.
Il tema della responsabilità degli organizzatori — dalla scelta delle location alla gestione dei piani di emergenza meteorologica — è sempre più urgente, soprattutto in un’epoca in cui i biglietti raggiungono prezzi record e le aspettative del pubblico sono altissime.
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