RJ MITTE («BREAKING BAD») MORTO SUICIDA • HA FATTO DELLA DISABILITÀ UNA BANDIERA

L’attore americano, diventato famoso giovanissimo nella serie cult con Bryan Cranston, aveva la stessa paralisi cerebrale del personaggio che interpretava. Dopo il successo televisivo aveva continuato a lavorare al cinema e in tv, impegnandosi anche per combattere i pregiudizi sulla disabilità. Pochi giorni prima della morte aveva partecipato a un evento pubblico e promosso il suo ultimo film

RJ Mitte, l’attore che in Breaking Bad interpretava Walter White Jr., il figlio adolescente del professore di chimica diventato produttore di metanfetamina, è morto a 34 anni. La notizia è stata confermata il 12 ottobre dai suoi rappresentanti. L’attore è stato trovato morto a Brownsville, in Texas. La causa del decesso è stata identificata come suicidio.

LA MORTE A BROWNSVILLE, TEXAS

La sua scomparsa ha colpito gli appassionati di una delle serie televisive più influenti degli ultimi vent’anni. Ma la storia di Mitte andava oltre il personaggio che lo aveva reso celebre: aveva trasformato la propria esperienza con la disabilità in un impegno pubblico per una rappresentazione più autentica delle persone con disabilità nel cinema e nella televisione.

La morte è arrivata mentre la sua carriera era ancora attiva. Il 30 settembre aveva partecipato a una proiezione di Talking to Strangers, film nel quale interpreta Joshua, un uomo solitario che vive con la paralisi cerebrale. Il 4 ottobre era inoltre apparso ad Albuquerque, nel New Mexico, insieme al collega di Breaking Bad Luis Moncada, durante l’International Balloon Fiesta.

La stessa condizione del personaggio

 

Una delle curiosità più significative riguarda proprio Walter White Jr.: Mitte, come il personaggio, viveva con una paralisi cerebrale, una condizione neurologica che può influenzare movimento, coordinazione e postura. La diagnosi era arrivata quando aveva appena tre anni.

Questa esperienza contribuì a rendere credibile la sua interpretazione. Nella serie, Walter Jr., soprannominato anche Flynn, è un adolescente legato al padre, incapace inizialmente di immaginare la doppia vita dell’uomo. Quando scopre la verità, deve fare i conti con la trasformazione di Walter White in un criminale sempre più spietato. Il suo dolore diventa uno degli elementi più intensi della vicenda familiare.

PARALISI CEREBRALE VISSUTA IN PRIMA PERSONA

Dagli esordi al successo mondiale

Nato nel 1992 a Lafayette, in Louisiana, Mitte si trasferì a Los Angeles nel 2006 per tentare la carriera di attore. Le prime esperienze arrivarono con piccole apparizioni televisive, tra cui quelle in Hannah Montana e Everybody Hates Chris. La svolta fu Breaking Bad, la serie creata da Vince Gilligan e trasmessa dal 2008 al 2013, nella quale entrò ancora adolescente.

Accanto a Bryan Cranston, nel ruolo di Walter White, e Aaron Paul, in quello di Jesse Pinkman, Mitte partecipò a una produzione che avrebbe segnato la storia della televisione contemporanea. Nel 2014 condivise con il cast uno Screen Actors Guild Award per la migliore interpretazione collettiva in una serie drammatica. L’anno precedente aveva ricevuto il SAG-AFTRA Harold Russell Award, riconoscimento legato alla rappresentazione delle persone con disabilità nello spettacolo.

 

La battaglia contro i pregiudizi

Mitte non voleva essere identificato soltanto con la propria condizione. In un’intervista al Guardian del 2015 aveva sottolineato l’importanza di rappresentare le persone con disabilità senza ridurle alla loro situazione fisica. La sua presenza sullo schermo contribuì a mettere in discussione l’abitudine dell’industria audiovisiva di ricorrere a stereotipi o di affidare questi ruoli ad attori senza un’esperienza diretta.

UN ATTIVISMO CONTRO I PREGIUDIZI

Fu ambasciatore di United Cerebral Palsy e di Shriners Children’s, organizzazioni impegnate nel sostegno alle persone con paralisi cerebrale e nell’assistenza pediatrica. Ricoprì inoltre un ruolo di primo piano nella Mitte Foundation, sostenendo iniziative filantropiche e progetti per l’inclusione. La notorietà conquistata con Breaking Bad diventò così uno strumento per promuovere maggiori opportunità per le persone con disabilità.

I ruoli dopo Breaking Bad

Mitte riuscì a proseguire la carriera senza rimanere confinato nel personaggio di Walter Jr. Recitò nella serie Switched at Birth, interpretando Campbell Bing, e in The Guardians of Justice, dove vestì i panni di Mind Master. Al cinema partecipò, tra gli altri, a The Recall e The Oak Room, alternando produzioni differenti e progetti indipendenti.

Il legame con la serie che lo aveva lanciato rimase comunque forte. Nel 2019 partecipò alle iniziative legate a El Camino – Il film di Breaking Bad, che riportava sullo schermo l’universo narrativo creato da Vince Gilligan. Nel 2026 era ancora impegnato in nuovi progetti, tra cui Talking to Strangers, nel quale tornava a confrontarsi con un personaggio che vive con la paralisi cerebrale.

Il ricordo dei colleghi e i progetti per il futuro

Dopo la notizia della morte, i rappresentanti dell’attore lo hanno ricordato come un interprete amato, un filantropo e un sostenitore dei diritti delle persone con disabilità. Bryan Cranston, che nella serie era suo padre, ha espresso il proprio dolore ricordando il ragazzo conosciuto quando era adolescente e il percorso compiuto insieme sul set. Anche altri colleghi hanno condiviso messaggi di cordoglio.

L’ULTIMO FILM POCO PRIMA

Nell’ottobre 2025 Mitte aveva annunciato il fidanzamento con Kennedy Suarez, sua compagna da diversi anni. In un’intervista a People aveva parlato con entusiasmo della prospettiva di costruire insieme una vita futura.

La sua morte, a soli 34 anni, interrompe una carriera ancora in evoluzione. Per milioni di spettatori resterà il figlio di Walter White, il ragazzo costretto ad affrontare la scoperta più dolorosa sulla propria famiglia. Ma la sua eredità comprende anche l’impegno per rendere il mondo dello spettacolo più inclusivo e per dimostrare che la disabilità non deve definire, da sola, una persona. Sulle circostanze del decesso, in assenza di comunicazioni ufficiali, è importante non trasformare le ipotesi in certezze.

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