A fine settembre il film più visto nelle sale italiane è stata la riedizione di Avengers: Endgame, uscito nel 2019. Non chiamatela nostalgia: è il segno che la sala ha trovato il suo prodotto più sicuro nel già visto, e che ormai la vera scommessa è il film nuovo
Il 27 settembre, in cima al botteghino italiano, non c’era un film del 2026. C’era Avengers: Endgame, uscito nel 2019, rimandato in sala in versione “Extra” e capace di tornare primo con oltre due milioni di euro e più di trecentomila spettatori in pochi giorni. Qualche riga più sotto, nella stessa classifica, un’altra vecchia conoscenza: Cars, riproposto per i vent’anni. E il 21 ottobre tocca a Ritorno al Futuro, che per i suoi quarant’anni torna sul grande schermo in 4K. Non è un episodio isolato: è diventato il modello.
IL RITORNO DI AVENGERS IN SALA
Non è nemmeno un capriccio di qualche sala d’essai. È un’industria. Nexo, che di questi ritorni ha fatto un mestiere, racconta che una sola giornata di programmazione di titoli come Frankenstein Junior o lo stesso Ritorno al Futuro muove intorno ai sessantamila spettatori. Nei mesi scorsi sono tornati Pretty Woman, Ghost, Moulin Rouge; a dicembre Mamma ho perso l’aereo ha incassato oltre un milione e duecentomila euro facendo arrivare i bambini in sala col maglione natalizio. Il multisala, silenziosamente, è diventato un cinema di repertorio a prezzo pieno.
Il motivo è semplice e dice molto di noi. Lo streaming ha messo tutto dentro casa, per sempre, a portata di telecomando: l’unica ragione per alzarsi dal divano, adesso, è che fuori succeda qualcosa che a casa non può succedere. Serve un evento. E non esiste evento più garantito di un film che già amiamo. La riedizione non chiede fiducia, non ha bisogno di un trailer convincente né di una recensione che ti spinga: sai già tutto, conosci ogni battuta, vai a colpo sicuro. Il film nuovo, invece, quella fiducia la deve conquistare da zero. Così la novità è diventata il rischio, e il già collaudato la certezza.
NEXO E IL CINEMA DI REPERTORIO
Va detto con onestà che non è tutto perdita. Rivedere un classico restaurato, in 4K, con l’audio come si deve e su uno schermo grande, è un piacere vero e persino un piccolo lusso culturale: molti di questi film, in sala, una generazione intera non li aveva mai visti. Il restauro è un valore aggiunto reale, non un trucco. E chi organizza queste operazioni giura che non tolgono spazio al resto: Franco Di Sarro, a capo di Nexo, ripete che “non c’è cannibalizzazione, i cult sono un volano”. Soprattutto, il film nuovo capace di riempire le sale esiste ancora: Odissea ha superato i cinquantotto milioni di euro e quasi sette milioni di spettatori, prova che una storia mai vista, se è un evento, tira ancora eccome. Perfino il film-concerto di Ultimo stazionava secondo in classifica.
Ma guardate bene che cosa funziona. Odissea è un evento, Ultimo è un evento, i classici sono eventi. Ciò che è sparito dalla cima del botteghino è il film nuovo e basta: la storia di taglio medio, quella che nessuno conosce ancora, quella che una volta riempiva le sale proprio perché era una sorpresa. La sala ha imparato a vendere certezze. E una certezza, per definizione, è qualcosa che hai già visto.
LO STREAMING CAMBIA LE ABITUDINI
Il pericolo non è la nostalgia, che è solo un sentimento. Il pericolo è che stiamo insegnando a un’intera industria che la scommessa più sicura è il passato. Un produttore guarda quella classifica e ne ricava una lezione brutale: non finanziare l’ignoto, restaura il noto.
Una volta al cinema si andava per vedere qualcosa che non c’era ancora. Adesso il biglietto più sicuro è per qualcosa che sappiamo a memoria, battuta per battuta. Rivedere i grandi film sul grande schermo è bellissimo, ci mancherebbe. Ma quando la cosa più nuova in sala è un film di sette anni fa, non è la sala che ha ricominciato a vincere: è il futuro del cinema che ha smesso di presentarsi.