I BAMBINI DI FILM E SERIE TV? SONO QUASI SEMPRE GEMELLI (PER LEGGE), MA TU NON LO DEVI SAPERE

Un cavillo sulle leggi del lavoro minorile ha trasformato quasi ogni poppante delle sitcom in una coppia di gemelli che si dava il cambio. E lo spettatore non doveva accorgersene

Abbiamo amato una bambina che non esisteva. O meglio: ne esistevano due. La piccola Michelle Tanner, il tormentone vivente di “Full House”, la bimba che scioglieva l’America, non è mai stata una bambina sola. Erano Mary-Kate e Ashley Olsen, due gemelle di nove mesi, e la produzione fece di tutto perché non lo sapessimo: per quasi tutta la serie le accreditò con un nome unico e appiccicato, “Mary-Kate Ashley Olsen”, così da farle sembrare una sola attrice. Comparvero nei titoli di testa solo dalla seconda stagione, e furono accreditate separatamente — come due persone distinte — soltanto nell’ottava e ultima. Il trucco ha retto per anni: amavamo una, ne stavamo guardando due.

IL SEGRETO DEI POPPANTI IN TV

Il motivo non è un capriccio da backstage, è la legge. Un neonato, su un set, può lavorare pochissimi minuti al giorno: le norme sul lavoro minorile lo impongono per proteggerlo. Ma una serie ha bisogno di girare per ore. La scappatoia, vecchia come la televisione, è ovvia: se i bambini sono due e identici, si alternano, e insieme coprono la giornata restando ciascuno dentro i propri minuti. Così la cosa più indifesa dello schermo, un poppante, è in realtà un piccolo effetto speciale fatto di due esseri umani veri.

Da allora la lista è lunghissima, e quasi sempre invisibile. La piccola Emma, figlia di Ross e Rachel in “Friends”, era una coppia di gemelle che si davano il cambio: la produzione ha spiegato senza giri di parole che non poteva usare una sola neonata proprio a causa delle leggi sul lavoro minorile, e che si girava un giorno alla settimana. Sempre in “Friends”, anche Ben, il figlio di Ross delle prime stagioni, era interpretato da due fratelli gemelli, Charles Thomas e John Christopher Allen, prima che il ruolo passasse a un giovanissimo Cole Sprouse.

MARY-KATE E ASHLEY: IL DOPPIO INGANNO

C’è la piccola Lily di “Modern Family”, affidata ai gemelli Jaden ed Ella Hiller nelle prime due stagioni e poi “ridotta” a una sola attrice, Aubrey Anderson-Emmons, dalla terza in avanti: la bambina che credevamo di conoscere aveva già cambiato pelle, anzi, numero. C’è il bebè più misterioso della serialità, il piccolo William di “X-Files”, il figlio di Scully: lo interpretavano i gemelli Travis e James Riker, e ai due non venne nemmeno detto di essere stati in televisione fino ai sette anni.

E poi c’è il caso che fa sorridere di più. Il neonato Harry Potter, quello consegnato sulla soglia dei Dursley all’inizio del primo film, non era un bambino e nemmeno due: erano tre, le triplette Saunders, due maschietti identici e una femmina. Il mago più famoso del mondo, da poppante, è stato in parte una bambina, e nessuno dei tre compare nei titoli. Nei “Sons of Anarchy” il piccolo Abel era affidato ai gemelli Evan e Ryder Londo, col padre che raccontò come si fossero perfino divisi i compiti: uno faceva le scene più delicate, l’altro quelle d’azione. Due bambini, un personaggio, due specializzazioni.

LA LEGGE CHE SDOPPIA I NEONATI

Il cerchio si chiude con la battuta migliore che potesse scrivere la realtà. Nel film “Un papà per amico” il piccolo Julian, quello che Adam Sandler si ritrova tra i piedi, era interpretato dai gemelli Cole e Dylan Sprouse: gli stessi due bambini che la TV usava come trucco nascosto sarebbero poi diventati star planetarie proprio in quanto gemelli, nei panni di Zack e Cody. E quando “Full House” è tornato in versione reboot come “Fuller House”, la nuova generazione di poppanti è stata affidata, manco a dirlo, a un’altra coppia di gemelli, i Messitt: la nostalgia ricicla tutto, perfino il cavillo legale.

Alla fine la cosa più sorprendente non è il trucco, è quello che racconta. In un’epoca che pretende “autenticità” da ogni cosa — la star che si mostra senza filtri, la serie “tratta da una storia vera” — scopriamo che perfino l’immagine più pura e inerme che la televisione ci abbia venduto, un bambino, era un montaggio di due persone che non dovevamo contare. E le Olsen, quelle due gemelle nascoste dietro un nome solo, hanno poi costruito uno degli imperi più ricchi dello spettacolo americano: la scappatoia è diventata più grande dello show che doveva proteggere. Abbiamo passato gli anni Novanta a dire “quanto è cresciuta Michelle”. Non era cresciuta. Erano semplicemente sempre state in due.

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